Il profilo personologico di Sempio: quando la criminologia inverte il metodo
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Venerdì 15 Mag 2026 · 7:30
Tags: ProfiloSempio, DelittoGarlasco, ProfiloPsicologico, Profiling
Tags: ProfiloSempio, DelittoGarlasco, ProfiloPsicologico, Profiling
Autore dell'articolo: prof. Massimo BLANCO
Esperto tecnico forense
Dottore di Ricerca (PhD) in Criminologia e Neuroscienze applicate, dottore in Ingegneria industriale gestionale
Direttore dell'Istituto di Scienze Forensi
A quasi vent’anni di distanza, il caso dell'omicidio di Chiara Poggi continua a rappresentare un laboratorio accademico per l’analisi delle dinamiche giudiziarie. Tuttavia, l’attuale orientamento della Procura di Pavia, che ha richiesto un "profilo personologico" di Andrea Sempio, solleva numerosi interrogativi, quantomeno negli esperti intellettualmente onesti. Infatti, l’uso improprio di tecniche dell’investigazione criminale come il Criminal Profiling presenta il rischio concreto di trasformare un'ipotesi investigativa in una condanna anticipata, ripetendo errori logici che hanno già segnato profondamente il caso di Garlasco.
Prima di addentrarmi nell'analisi tecnica, ritengo doverosa una premessa personale. Non sono mai stato convinto né della colpevolezza, né dell'innocenza di Alberto Stasi. La mia unica e ferma convinzione è sempre stata che la metodologia utilizzata, le inferenze logiche e gli elementi di prova prodotti per condannarlo fossero intrinsecamente deboli. A mio parere, poiché quegli elementi non avevano superato la soglia del ragionevole dubbio, Stasi non doveva essere condannato.
Sostengo questo in virtù di quella lucidità e imparzialità che dovrebbero essere richieste a ogni esperto forense degno di questo nome e sento l'obbligo professionale e morale di applicare lo stesso rigore nei confronti di Andrea Sempio, valutando criticamente l'utilizzo di una metodologia che ritengo profondamente errata in merito alla richiesta del suo profilo personologico.
1. Cos'è (davvero) il Criminal Profiling?
Per comprendere l'anomalia di un profilo personologico e criminologico richiesto "ex post" su un sospettato specifico, è necessario chiarire ai non addetti ai lavori l'essenza del Criminal Profiling. Questa tecnica, nata nei laboratori dell'FBI a Quantico, non è una "bacchetta magica" per identificare un colpevole, ma uno strumento proattivo di supporto alle indagini.
Il Profiling autentico si basa sulla “Crime Scene Analysis” (CSA). Con questo metodo scientifico, il criminologo analizza le tracce comportamentali lasciate sulla scena del crimine per dedurre le caratteristiche psicologiche, sociali e demografiche di un autore di reato ancora ignoto. In parole semplici, il Profiling serve a rispondere alla seguente domanda: "Che tipo di persona avrebbe potuto compiere un atto del genere?".
Quindi, lo scopo naturale del Criminal Profiling è restringere il campo dei sospettati, non validare la posizione di un individuo già iscritto nel registro degli indagati. Quando il metodo viene applicato correttamente, il profiler lavora "al buio", analizzando la dinamica dell'omicidio (il “modus operandi”) e gli elementi simbolici (la “firma”) per fornire agli investigatori tradizionali un identikit psicologico che li aiuti ad orientarsi tra migliaia di possibilità. Ad esempio, se il profilo indica un soggetto "organizzato, con buona istruzione e capacità di dissimulazione", gli investigatori eviteranno di concentrarsi su sospettati che presentano caratteristiche opposte al profilo tracciato. Questo è l'uso corretto del Criminal Profiling.
2. L’errore storico su Alberto Stasi
Sebbene all'epoca dei processi a carico di Alberto Stasi nessuno avesse richiesto formalmente un profilo personologico scientifico agli specialisti criminologi delle forze di polizia, la figura di Stasi fu comunque vittima di una profilazione "di fatto". In assenza di un’indagine criminologica neutra, il sistema giudiziario e mediatico costruì attorno all'imputato un profilo basato sulla percezione soggettiva del suo carattere.
La sua apparente mancanza di reattività emotiva e la celebre "freddezza", specialmente nella telefonata ai soccorsi, furono interpretate come un tratto di cinismo criminale, ignorando la possibilità scientifica che si trattasse di una reazione post-traumatica da shock (il cosiddetto “flat affect”). Senza un'analisi comportamentale oggettiva che partisse dalla scena del crimine, si è deciso che la personalità di Stasi fosse "compatibile" con il delitto e, da quel momento, ogni elemento di prova, dalla camminata in casa ai tappetini dell’auto fino alla pulizia delle scarpe, è stata letta solo in funzione di quella compatibilità. Questo è il nucleo di quello che, in psicologia, viene chiamato “bias di conferma”: si smettono di cercare ulteriori elementi di prova e si selezionano solo indizi per confermare un sospetto già cristallizzato. In questo modo, la tecnica del Criminal Profiling viene usata per colmare i vuoti lasciati da prove fisiche fragili, trasformando il processo in un giudizio morale sulla persona anziché sul fatto.
3. Il "portone chiuso" dall'art. 220 c.p.p. e l'Ingresso dalla “finestra”
Un punto cruciale, spesso ignorato dal grande pubblico, ma fondamentale per la tenuta del nostro sistema di diritto, è il divieto imposto dall'articolo 220 del Codice di procedura penale. La legge italiana dice chiaramente che non sono ammesse perizie per stabilire l'abitualità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell'imputato e, in genere, le qualità psichiche indipendenti da cause patologiche.
Questo significa che la personalità di un indagato non può entrare nel processo come elemento di prova attraverso la porta principale. Tuttavia, con la richiesta di un profilo personologico su Andrea Sempio, si ha la netta sensazione che questa tecnica stia tentando di entrare dalla “finestra” del tribunale. Poiché non è possibile processare Sempio per "com'è fatto", si cerca di far passare un'analisi della sua personalità sotto forma di consulenza investigativa, col rischio che essa diventi indirettamente una prova della sua colpevolezza.
4. Il rischio di commettere lo stesso errore che fu fatto con Stasi
Con la richiesta di un profilo personologico su Andrea Sempio, la Procura di Pavia rischia di imboccare la medesima strada dell’epoca dei processi a Stasi, aggravata da un errore metodologico ancora più marcato. Richiedere un profilo personologico quando l'accusa ha già puntato su un sospettato specifico significa invertire totalmente il paradigma scientifico.
Negli Stati Uniti, un profilo generato dopo aver individuato il sospettato verrebbe duramente attaccato dalle difese come “junk science” (scienza spazzatura), perché manca il requisito della “cecità” dell’esperto. Infatti, se il profiler sa già chi deve profilare, la sua analisi sarà inevitabilmente inquinata dal “rumore di fondo” del sospetto.
Un profilo personologico elaborato "ex post" e focalizzato su un sospettato già individuato non è un'analisi neutra, ma un'operazione viziata da criticità strutturali che ne annullano il valore scientifico:
- Hindsight Bias (distorsione retrospettiva): ricostruire la personalità di un individuo a diciannove anni di distanza dai fatti è un’operazione priva di basi empiriche solide. Ogni elemento analizzato oggi (intercettazioni, appunti, disegni o post sui social) è inevitabilmente filtrato dalla conoscenza degli eventi successivi. Ciò che nel 2007 rientrava nella norma del comportamento giovanile, oggi subisce una "risemantizzazione", ovvero viene riletto forzatamente come "inquietante" o "compatibile" con un profilo criminale solo perché il soggetto è stato posto sotto la lente del sospetto.
- L’effetto Barnum (validazione soggettiva): quando un analista approccia lo studio di un soggetto sapendo già che deve "incastrarlo" sulla scena del crimine, la sua mente attiva meccanismi di ricerca selettiva. Si tende ad enfatizzare i tratti caratteriali che giustificano la dinamica omicidiaria, creando descrizioni psicologiche talmente generiche e flessibili che chiunque, con un minimo di sforzo interpretativo, potrebbe sembrarne il protagonista. In questo modo, il profilo cessa di essere un identikit e diventa una narrazione adattabile.
5. La scienza criminologica come garanzia di neutralità
È fondamentale precisare che questa analisi non intende prendere le parti di alcun protagonista di questa vicenda, né di Stasi né di Sempio. L'obiettivo è puramente metodologico e si basa su rigorosi criteri scientifici applicati all'ambito giudiziario. La tecnica del Criminal Profiling non è uno strumento per "incastrare" qualcuno, ma una disciplina che deve restare nei propri confini, cioè nella fase delle indagini, a supporto degli investigatori tradizionali, offrendo a questi ultimi una cerchia di persone sulle quali concentrare le indagini.
L'utilizzo del profilo personologico al di fuori di questo perimetro trasforma la criminologia da scienza dell'investigazione a scienza della “giustificazione postuma”. Il rigore metodologico impone che il Criminal Profiling non diventi il collante per tenere insieme indizi deboli, ma rimanga una lente neutra attraverso cui osservare i fatti. Invertire questa sequenza significa esporsi al rischio di un "errore di sistema" dove la narrazione psicologica prevale sull'evidenza oggettiva.
In un sistema di diritto avanzato, la protezione dell'innocente e l'individuazione del colpevole passano necessariamente attraverso l'integrità del metodo. La deviazione dalla prassi consolidata del Profiling "al buio" non è solo un problema accademico, ma un'insidia per la tenuta logica dell'intero impianto accusatorio. Restituire al profiling il suo ruolo originario, quello di “bussola investigativa”, è l'unico modo per garantire che la scienza resti al servizio della verità e non delle tesi accusatorie.
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