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L’approccio eretico nelle investigazioni criminali: un nuovo criterio concettuale e metodologico

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L’approccio eretico nelle investigazioni criminali: un nuovo criterio concettuale e metodologico

Istituto di Scienze Forensi
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Venerdì 15 Mag 2026 · Tempo di lettura 2:00
Tags: InvestigazioneCriminale
Autore dell'articolo: prof. Paolo Francesco SALIANI
Esperto di pubblica sicurezza e antiterrorismo
Docente di Scienze applicate all'investigazione e alla sicurezza all'ISF Corporate University


La complessità dei fenomeni criminali contemporanei impone una revisione del modello investigativo tradizionale. L’approccio lineare, centrato sull’episodio criminoso come punto di avvio ha garantito per anni stabilità operativa, ma oggi mostra limiti evidenti di fronte a sistemi criminali caratterizzati da reti relazionali, flussi economici, microterritori e segnali contestuali che sfuggono alla ricostruzione documentale.
In questo scenario emerge un criterio investigativo evolutivo, fondato sull’analisi dell’ambiente e sulla continuità operativa. L’investigazione non si limita più al fatto, ma considera il contesto che lo genera: dinamiche territoriali, abitudini, movimenti ricorrenti, anomalie e strutture relazionali che definiscono il fenomeno criminale.
La cosiddetta eresia investigativa non rappresenta una rottura, ma l’ampliamento del metodo. La penetrazione ambientale - intesa come osservazione strutturata e non interattiva di un contesto ostile - permette di cogliere segnali che difficilmente emergono da un’indagine esclusivamente documentale. Non si tratta di tecniche undercover, ma di un’analisi del territorio come fonte primaria di conoscenza.
L’attività dinamica (osservazione, controllo, pedinamento) diventa il motore dell’investigazione: orienta le ipotesi, verifica la coerenza dei dati e consente di trasformare l’informazione in conoscenza verificabile. La prova nasce così da una stratificazione progressiva di riscontri, non da un singolo atto. Ogni elemento osservato diventa un tassello che, nel tempo, compone un quadro probatorio solido e aderente alla realtà monitorata.
L’obiettivo non è solo individuare l’autore materiale, ma comprendere l’ambiente che rende possibile il reato. Mappare relazioni, luoghi, flussi e comportamenti ripetuti significa ricostruire non solo ciò che è accaduto, ma ciò che ha permesso che accadesse.
In dibattimento, un’investigazione costruita attraverso continuità, riscontri e documentazione progressiva non restituisce un episodio isolato, ma un fenomeno coerente. L’eresia investigativa è dunque un atto di responsabilità metodologica: adottare strumenti asimmetrici per fenomeni asimmetrici, analizzare la complessità senza semplificarla e costruire un sapere investigativo che resista alla verifica perché fondato, non perché dogmatico.


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