8 marzo, la (non) Festa della Donna

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8 marzo, la (non) Festa della Donna

Istituto di Scienze Forensi Investigazioni scientifiche
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · 8 Marzo 2022
Editoriale della dr.ssa Hillary Di Lernia (ISF Ufficio Comunicazione)

Oggi non è il giorno per festeggiare. Ancora troppe battaglie per cui combattere.
Oggi le piazze si riempiono di striscioni, manifestazioni, dibattiti e congressi. Oggi le donne vengono celebrate, ricordate, apprezzate e valorizzate. Oggi il mondo politico e istituzionale dedica un minuto di silenzio o poco più alla commemorazione delle vittime della violenza di genere. Solo oggi, non domani.
Definire la Giornata internazionale dei diritti della donna come una “festa” lascia un indefinibile amaro in bocca: l’ipocrisia del festeggiamento sottolinea la contraddizione della normalità a cui tanto si aspira.
Lungi dal realizzare una mera apologia al contrario, la volontà deve essere quella di soffermarsi sulla cospicua banalizzazione di un giorno che trasuda invece lotta. Tra discriminazioni, diseguaglianza sul lavoro e violenza sono ancora tante le battaglie per cui combattere.

Violenza di genere: negli ultimi 4 anni aumentati i “reati spia”
Il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale ha reso noti i dati relativi ai reati contro le donne nel nostro Paese. Nel quadriennio 2018-2021 si registra un calo dei femminicidi, ma un aumento dei cosiddetti reati-spia: stalking, maltrattamenti e violenze sessuali. Nel 2021, gli omicidi volontari di donne sono stati 119, con una flessione del 16% rispetto al 2018, quando erano stati 141, ma una tendenza in crescita rispetto al 2020 (117) e 2019 (109). Rispetto al 2018, i dati dello scorso anno indicano invece un aumento dei reati di stalking (+18%), maltrattamenti contro familiari e conviventi (+30%) e violenza sessuale (2%). Bisogna precisare che il dato indicato si riferisce al numero di segnalazioni a carico di soggetti denunciati/arrestati nelle varie annualità indipendentemente dal momento in cui l’evento/reato è stato consumato. Sussiste quindi uno “sfasamento temporale” tra il momento della commissione del delitto e quello in cui, a conclusione dell’indagine, i presunti responsabili, individuati, vengono deferiti all’Autorità giudiziaria).
A questi dati va aggiunto il cosiddetto numero oscuro, ovvero l’ammontare dei reati commessi ma non denunciati né rilevati ufficialmente. Il numero dei delitti che vengono quotidianamente consumati è in genere superiore a quello che emerge in superficie e ciò inficia non poco le riflessioni che vengono fatte in relazione alla criminalità.

Codice Rosso, Protocollo Zeus e il Programma Scudo
Il nostro Paese non ha una previsione penale specifica per la violenza di genere, in quanto la normativa punisce i reati di violenza sessuale, stalking o atti persecutori, nonché la violenza domestica.
Con la legge chiamata “Codice Rosso” sono state inasprite le pene di diversi reati e sono state introdotte quattro nuove fattispecie di reato:
  • la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti;
  • la deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti;
  • la costrizione o induzione al matrimonio;
  • la violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Nell’aprile 2018 è entrato in vigore il Protocollo Zeus, il cui meccanismo è molto semplice: quando alcune condotte iniziano a destare preoccupazione, il questore emette un “ammonimento” per stalking o violenza domestica. L’uomo viene convocato e gli si intima di interrompere ogni forma di aggressione; viene poi invitato a seguire un percorso di recupero in un centro specializzato nel contrasto alla violenza e per i conflitti interpersonali.
Poco più di un anno fa, la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri, ha dato il via a un nuovo strumento volto alla lotta contro la violenza di genere, il Programma Scudo. L’obiettivo dell’applicativo è quello di ricostruire e collegare i diversi episodi che coinvolgono i presunti autori e le vittime nonché di effettuare il monitoraggio delle attività di pronto intervento a livello nazionale. Una sorta di banca dati in cui vengono annotati e condivisi elementi utili al contrasto alla violenza su donne e minori. Uno strumento, la cui utilità sarà valutabile nel corso dei prossimi anni, per il momento utilizzabile solo da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. Questo è sicuramente un aspetto da migliorare, dato che spesso chi interviene durante i litigi domestici sono gli agenti della polizia municipale e i vigili urbani, ai quali dovrebbe essere esteso l’utilizzo di tale applicativo.

8 marzo: gli strumenti della lotta
Quando si parla di battaglie, spesso si focalizza l’attenzione sui problemi ma non sulle soluzioni.
Cosa fare? Da dove partire?
Non possiamo rispondere se non dalle parole. “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!" diceva Nanni Moretti in una celebre scena di un suo vecchio film. Chiamiamola violenza e non molestia: per la legge non è violenza solo un rapporto sessuale, ma anche un bacio, uno strusciamento o un toccamento senza consenso. E a questo punto mi rivolgo ai media, spesso rei consapevoli di un linguaggio colpevolizzante o sminuente nei confronti delle vittime.
Le parole corrette e le immagini rispettose per svolgere il diritto-dovere di cronaca esistono, ma non piacciono abbastanza agli algoritmi del dolore. A volte però le parole, da sole, non bastano. “C’è davvero ancora molto da fare […] Dobbiamo volgere lo sguardo anche su altri attori di questi drammi. Dobbiamo occuparci a fondo anche degli uomini maltrattanti, dobbiamo capire da dove nasce la loro violenza, di quali stereotipi si è nutrita” sottolinea Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato.
Oggi non è un giorno di festa. Oggi è il giorno in cui decidiamo di prendere consapevolezza che dobbiamo ancora vincere le nostre lotte.

Dr.ssa Hillary Di Lernia
ISF Ufficio Comunicazione

*Riproduzione riservata*


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