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Incendio al “Le Constellation”: dalla dinamica del flashover alla responsabilità colposa

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Incendio al “Le Constellation”: dalla dinamica del flashover alla responsabilità colposa

Istituto di Scienze Forensi
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Mercoledì 04 Feb 2026 · Tempo di lettura 6:15
Tags: flashoverincendioconstellationCransMontanainvestigazione
Autore: dr.ssa Viviana Licia VAINI
Chimico forense, Investigatore di incendi ed esplosioni ISF Investigazioni Scientifiche, professore incaricato di Chimica forense e Investigazioni di incendi ed esplosioni all'ISF Corporate University

Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, verso le 1:30 del mattino è divampato un incendio all’interno del bar Le Constellation, situato nella località sciistica di Crans-Montana, nel Canton Vallese in Svizzera. L’evento si è verificato mentre era in corso la festa di Capodanno, con oltre un centinaio di persone presenti, in particolare giovani, di diverse nazionalità.
Secondo le ricostruzioni investigative preliminari, l’ipotesi maggiormente accreditata è che l’incendio sia stato innescato da fontane scintillanti pirotecniche fissate su bottiglie di champagne, dopo il contatto con il rivestimento fonoassorbente del soffitto, altamente infiammabile. Il punto di origine dell’incendio si localizzerebbe nella zona centrale del locale.
Le fontane pirotecniche, infatti, producono scintille ad alta temperatura per un tempo di combustione prolungato di decine di secondi, che vengono proiettate verticalmente. Queste scintille posseggono dunque sufficiente quantità di energia per fungere da innesco nel momento in cui vengono a contatto con materiali facilmente infiammabili, quali i pannelli fonoassorbenti di rivestimento del soffitto, altri materiali sintetici o polimerici o elementi decorativi non ignifughi o con bassa classe di reazione al fuoco.
A seguito dell’accensione, le fiamme superficiali si sono sviluppate rapidamente, producendo fumi caldi e tossici. All’interno del luogo chiuso, la rapida evoluzione delle fiamme ha portato all’accumulo dei fumi caldi e a un conseguente celere aumento della temperatura dell’ambiente, portando a un’evoluzione estremamente veloce verso il flashover.
Il flashover è la fase di un incendio in cui tutte le superfici e gli oggetti all'interno di uno spazio prendono fuoco quasi simultaneamente perché hanno raggiunto la loro temperatura di accensione. Ciò che è fondamentale in questa fase dell’incendio, è che non c’è alcun bisogno che la fiamma si propaghi e trovi continuità dal punto di origine dell’incendio a tutte le altre parti della stanza. Accade all’interno dei luoghi chiusi perché una volta che è stato innescato un incendio, vengono prodotti gas caldi che si accumulano sempre più sul soffitto e scaldano, principalmente per irradiazione, tutti i materiali sottostanti. Questi, a causa del calore si decompongono e rilasciano gas infiammabili. Una volta raggiunta la temperatura di autoaccensione, questi gas si innescano. Poiché i materiali presenti oggi all’interno dei locali hanno tutti temperature di accensione molto simili, una volta che i gas dello strato superiore hanno raggiunto la temperatura di circa 600°C, tutto prende fuoco pressoché contemporaneamente. L’incendio passa da una fase localizzata ad una combustione generalizzata.
In questa fase, oltre alle fiamme e alle alte temperature, sono letali anche la forte riduzione della visibilità, l’inalazione di gas tossici e il panico collettivo accompagnato spesso dal collasso delle vie di fuga.
In particolare, relativamente al locale Le Constellation, le indagini stanno facendo emergere mancanze a livello dei controlli di sicurezza, soprattutto nelle ispezioni antiincendio annuali. Da quanto fino ad oggi noto, sembra che l’unica uscita di sicurezza disponibile fosse chiusa a chiave e durante alcuni lavori di ristrutturazione la scala per salire al piano terra fosse stata ridotta di dimensione, aumentando il restringimento del collo di bottiglia che si è venuto a creare durante l’esodo dei presenti.
A livello istituzionale, vi sono state diverse ripercussioni rispetto ai controlli sui locali pubblici, in particolare nella sicurezza antincendio e sulla gestione delle norme di sicurezza nei locali affollati, oltre che sui rischi dell’uso della pirotecnica interna.
Rispetto a quest’ultimo punto, è d’obbligo riportare i numerosi incendi che si sono sviluppati negli ultimi anni in condizioni simili, molti dei quali causati dalla presenza di dispositivi pirotecnici e ciascuno malauguratamente causa di morte di un numero molto più elevato di persone, sebbene a livello europeo non abbiano avuto lo stesso riscontro: a partire dal 1942 vi sono stati 22 incendi all’interno di discoteche e nightclub, dei quali una decina dal 2000. L’ultimo di questi, provocato da fuochi d’artificio e causa della morte di 59 persone, è stato il 16 marzo 2025 nella vicina Macedonia del Nord.
Come in molti dei casi precedenti, anche nel locale Le Constellation l’evento incendiario è stato causato da un innesco apparentemente banale e la pericolosità maggiore è derivata da una sommatoria di negligenze e noncuranze le cui conseguenze sono state amplificate dal contesto strutturale e gestionale. Relativamente alla dinamica dell’evento, la gestione dell’evacuazione risulta fondamentale: la presenza e l’individuazione delle uscite di sicurezza, eventualmente con segnalazione luminosa visibile nel fumo, e un sovraffollamento del locale rivestono un ruolo cruciale. L’analisi della dinamica quindi si estende alla valutazione sistemica del rischio, includendo progettazione del locale, materiali presenti, procedure di sicurezza e comportamento umano.
L’intero aspetto riguardante le normative e la mancata applicazione delle ispezioni di sicurezza è il punto chiave relativo alla responsabilità penale dei gestori e delle autorità locali.
Nel diritto penale, soprattutto nei reati colposi plurimi, è essenziale dimostrare il nesso di causalità tra la condotta omissiva o commissiva e l’evento morte. Ogni diversa causa di morte comporta profili di colpa differenti. L’identificazione delle cause effettive di morte è dunque uno degli elementi chiave per la qualificazione dei reati e per l’attribuzione delle responsabilità. Molte delle vittime potrebbero essere morte prima di essere raggiunte dalle fiamme a causa di intossicazione da monossido di carbonio, asfissia da fumo, inalazione di prodotti di combustione tossici o per trauma. L’autopsia consente di stabilire dunque la causa, oltre che determinare se la morte sia stata rapida o progressiva, elemento rilevante nella ricostruzione temporale dei fatti. Nel caso in cui si rilevasse morte per ustioni dirette si potrebbero individuare correlazioni con ritardi nei soccorsi o assenza di sistemi di spegnimento, la morte per inalazione di fumi, darebbe rilievo a carenze nelle vie di fuga, nei materiali e nella gestione dell’evacuazione, mentre la morte per trauma da calca o caduta potrebbe portare all’individuazione di responsabilità legate al sovraffollamento del locale e alla sicurezza strutturale. L’autopsia, dunque, contribuirà a chiarire se l’evento fosse prevedibile ed evitabile, se un diverso assetto di sicurezza avrebbe potuto impedire o ritardare il decesso e se, in presenza di misure adeguate, alcune vittime avrebbero potuto salvarsi.
In ultimo, tra gli aggiornamenti più recenti vi è la notizia che nel 2024, poco più di un anno prima della strage, si era già verificato un principio di incendio nello stesso locale e con dinamica simile a quella del 1° gennaio 2026, senza però conseguenze gravi, in quanto rapidamente domato. Il verificarsi di un pericolo simile già in passato, potrebbe essere tra i fattori influenti sull’evoluzione verso l’ipotesi di dolo eventuale, in quanto il pericolo si era già manifestato in passato.

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