La "droga del palloncino": il gas esilarante tra sballo rapido e rischi invisibili
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Lunedì 27 Apr 2026 · 4:00
Tags: DrogaDelPalloncino, GasEsilarante, ProtossidoDiAzoto
Tags: DrogaDelPalloncino, GasEsilarante, ProtossidoDiAzoto
Autore: prof. Massimo BLANCO
Dottore di Ricerca in Criminologia e Neuroscienze applicate, direttore dell'Istituto di Scienze Forensi
Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso della "droga del palloncino". Non si tratta di una nuova sostanza sintetica creata in laboratorio, ma dell'inalazione di protossido di azoto, un gas utilizzato comunemente in ambito medico. È considerato uno degli anestetici più antichi e affidabili e il suo utilizzo, ovviamente, è strettamente regolamentato. In odontoiatria e in chirurgia pediatrica, ad esempio, viene impiegato per la cosiddetta sedazione cosciente: il paziente respira il gas attraverso una mascherina per indurre uno stato di rilassamento profondo, riducendo l'ansia e il dolore, pur rimanendo sveglio e in grado di rispondere ai comandi.
Cos'è e come viene consumato per uso ricreativo?
Il protossido di azoto è un gas di libera vendita in Italia, poiché è comunemente utilizzato come propellente per spray alimentari (come le bombolette per la panna montata) o in ambito automobilistico. Il gas è compresso in piccoli contenitori metallici simili a dei proiettili, chiamati in cucina "caricatori per sifoni". All'interno di queste bombolette, il gas si trova in forma liquefatta a temperature che possono toccare i -40°C.
L'uso del palloncino è una protezione meccanica indispensabile. Infatti, se si provasse a inalare il gas direttamente dalla bomboletta, il freddo estremo congelerebbe istantaneamente labbra, lingua e corde vocali, causando gravi ustioni. Il palloncino permette al gas di espandersi, rallentare e riscaldarsi leggermente prima di essere respirato.
L'utilizzatore sigilla le labbra attorno all'imboccatura e inspira profondamente. In quel momento, il gas occupa tutto lo spazio nei polmoni, sostituendosi all'ossigeno. Il sangue smette di trasportare ossigeno al cervello per trasportare solo protossido di azoto, che raggiunge il sistema nervoso centrale in pochi istanti. Qui, il gas provoca il rilascio di dopamina e blocca i recettori NMDA.
Quali sono gli effetti e i rischi?
La massiccia scarica di dopamina innesca euforia e risate incontrollate, mentre l’inattività dei recettori NMDA provoca un effetto sedativo, distorsione delle percezioni sensoriali e un forte senso di distacco dalla realtà. L’effetto dura da 30 secondi a un minuto; il corpo, infatti, non trattiene il gas, che viene espulso rapidamente non appena si torna a respirare aria normale. Il problema sorge quando la pratica diventa una costante, innescando una pericolosa dipendenza.
Al momento dell’assunzione, il rischio principale è l’ipossia, cioè l'assenza di ossigeno nei polmoni. Questo può causare svenimenti immediati, perdita della coordinazione motoria e, nei casi più gravi, arresto respiratorio. Sulla lunga distanza, il sistema nervoso viene messo a dura prova. Il protossido di azoto ossida l’atomo di cobalto nella vitamina B12, rendendola inattiva. Questa vitamina è fondamentale per il mantenimento della mielina, la guaina che ricopre gli assoni dei neuroni e permette la trasmissione dei segnali nervosi. Senza una protezione mielinica integra, i neuroni non riescono più a comunicare e degenerano. Quindi, un uso prolungato può portare a danni al midollo spinale e ai nervi periferici, causando parestesie (formicolii e intorpidimento), debolezza muscolare e, in casi estremi, l’incapacità di camminare.
La percezione del rischio
La pericolosità di questa pratica risiede nella sua accessibilità. Essendo un gas legale per scopi industriali, molti giovani lo considerano "sicuro" rispetto alle droghe tradizionali. Tuttavia, la facilità con cui si ripete l'inalazione per prolungare l'effetto aumenta esponenzialmente la tossicità cronica. Quindi, quello che sembra un divertimento di pochi secondi può trasformarsi in un danno permanente alla salute.
Le origini e il vuoto normativo in Italia
Il protossido di azoto fu scoperto alla fine del XVIII secolo come “curiosità” per l'élite. Nell'Inghilterra dell'Ottocento, nobili e intellettuali organizzavano i cosiddetti "Laughing Gas Parties" per puro intrattenimento. Solo in seguito la medicina ne comprese il valore anestetico. Il ritorno come droga ricreativa di massa è avvenuto negli anni Settanta negli USA e nel Regno Unito, legato alla cultura dei rave, dove fu ribattezzato giornalisticamente "hippy crack" per il basso costo e la rapidità dell'effetto.
Oggi, in Italia, il fenomeno è esploso, ma ci troviamo in una "zona grigia" giuridica. A differenza di Francia o Paesi Bassi, che hanno introdotto restrizioni severe, in Italia il gas non è ancora inserito nelle tabelle delle sostanze stupefacenti. Questa legalità tecnica facilita l'acquisto e ostacola l'intervento delle Forze dell'Ordine, alimentando una falsa percezione di sicurezza. Eppure, i dati post-Covid parlano chiaro: i ricoveri per paralisi e danni neurologici da utilizzo cronico sono in costante aumento.
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