La lucidità come criterio di sicurezza
Autore: prof. Paolo Francesco SALIANI
Docente di Scienze applicate all'investigazione e alla sicurezza all'ISF Corporate University, esperto di Pubblica sicurezza e antiterrorismo
Nel mondo della sicurezza si misurano procedure, si
certificano dispositivi, si aggiornano protocolli. Si ragiona di misure e di
contromisure, ma ciò che conta davvero, quando la routine si spezza e il
contesto diventa instabile, è la mente di chi deve utilizzare le risorse e
governare i sistemi.
La lucidità operativa è la capacità di mantenere attivo il
pensiero quando la situazione si altera improvvisamente e la routine si
interrompe. Rimanere lucidi consente di osservare con precisione, valutare
l'efficacia dell'azione e decidere con coerenza anche quando il contesto
diventa instabile. Non è una questione di coraggio o temperamento. È una forma
di disciplina cognitiva che si costruisce con metodo e allenamento.
Nel corso degli anni ho visto persone tecnicamente preparate
perdere lucidità in pochi secondi. Allo stesso tempo, ho visto persone comuni
prendere decisioni straordinarie perché avevano sviluppato un'abitudine mentale
alla stabilità: respiravano, osservavano, riconoscevano ciò che stava accadendo
e agivano con precisione.
Un vecchio paracadutista del Tuscania mi spiegò questa
differenza con un'immagine che non ho più dimenticato. Descriveva che nelle
situazioni cinetiche gli uomini si dividono in due categorie: quelli che, al
rumore improvviso, si accovacciano e quelli che, invece, si alzano e si girano
verso la fonte del rumore. Quel veterano non parlava di istinto o di coraggio,
ma della capacità di trasformare uno stimolo in informazione. Chi percepisce la
paura, reagisce allo stimolo accovacciandosi; chi osserva la situazione e la
interpreta, si gira e risponde alla situazione. È una distinzione sottile, ma
decisiva per chi deve agire sotto pressione e assumere decisioni rapide e
affidabili.
Nel mondo delle imprese e delle organizzazioni complesse
accade la stessa cosa. Una risorsa umana che perde la lucidità interpreta male
un segnale, comunica in modo disordinato, prende scorciatoie, sottovaluta un
rischio o si blocca proprio nel momento in cui servirebbe una decisione chiara.
Tutto questo avviene prima ancora che la procedura possa essere applicata. La
perdita della lucidità è l'anello debole della catena decisionale.
Per questo la lucidità è un criterio di sicurezza a tutti
gli effetti: riduce l'errore e ne mitiga le conseguenze, migliora la qualità
delle decisioni, stabilizza il team sotto pressione e garantisce la continuità
nell'applicazione delle procedure. Una mente lucida riconosce i segnali,
distingue ciò che è urgente da ciò che è solo rumore, mantiene un linguaggio
operativo coerente e protegge il funzionamento dei sistemi.
Molti ritengono che la lucidità sia un talento innato, ma
non è così. È una competenza che si costruisce attraverso un addestramento
fisico e mentale che richiede metodo, ripetizione e consapevolezza. Si sviluppa
la gestione della respirazione, con esercizi di attenzione, micro-pause
intenzionali, analisi dei segnali e revisione delle proprie reazioni. Ogni
volta che si impara a riconoscere il proprio stato interno, si rafforza la
capacità di restare presenti anche sotto pressione.
La sicurezza non è soltanto tecnica e rispetto delle
procedure; i suoi criteri di funzionalità operativa trovano, nella capacità di
orientamento della lucidità mentale, il loro riferimento essenziale.
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