La telefonata di Alberto Stasi: indizio di colpevolezza o reazione allo shock?
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Venerdì 02 Gen 2026 · 2:45
Tags: telefonata, stasi, psicologia
Tags: telefonata, stasi, psicologia
Uno dei temi più dibattuti del caso di Garlasco: la telefonata di Alberto Stasi al 118. Può una semplice chiamata rivelare se chi chiede aiuto è l'assassino? Molti credono di sì, ma la scienza ci racconta una storia molto diversa.
1. Quelle "anomalie" che in realtà possono essere normali
In molti ancora si domandano: perché Stasi era così calmo? Perché ha chiamato Chiara "una persona"? Perché non ricordava il numero civico della via? Ebbene, secondo la letteratura scientifica internazionale, queste reazioni non sono prove di colpevolezza, ma sintomi dissociativi. Di fronte a un trauma schiacciante, la mente può entrare in uno stato di shock dove la realtà appare distorta o irreale, si sperimenta una "nebbia" cognitiva che causa vuoti di memoria e si attivano strategie di coping come la negazione. Quindi, chiamare la vittima, anche se è un soggetto a cui si è molto legati, "persona", può verosimilmente essere un meccanismo mentale di difesa per distanziarsi da un dolore insopportabile.
2. L'elemento della speranza: "Forse è viva"
C'è un dettaglio nella telefonata che spesso viene ignorato. Stasi dice: "Forse è viva". Da un punto di vista logico-investigativo, questo è un controsenso per un assassino: se la vittima è viva, può incastrarti. Esprimere questa flebile speranza poco si concilia con il profilo di chi ha appena commesso un omicidio.
3. Il mito della "reazione standard"
Esiste il pregiudizio che tutti dovremmo reagire nello stesso modo, ovvero urlando o soccorrendo la vittima. Ma non è così.
- L’effetto "Freeze": molte persone, anche innocenti, si congelano emotivamente di fronte alla vista di un fatto che ha un impatto emotivo molto forte.
- Personalità e immaturità: c'è chi non sopporta la vista del sangue o chi, per carattere, si blocca completamente. Siamo tutti diversi e nessuno può sapere come reagirebbe a un impatto emotivo così violento finché non ci si trova dentro.
4. La verità sullo studio americano “Nine-One-One Homicide Calls and Statement Analysis: Is the Caller the Killer?”
Alcuni esperti, per supportare la teoria che la telefonata di Stasi sia un grave indizio di colpevolezza, citano degli studi americani sulle chiamate al 911. Ma attenzione: quegli studi, dopo vent'anni, sono ancora pesantemente contestati.
- Alcuni definiscono i risultati di questo studio "scienza spazzatura", perché cercano di applicare una logica lineare (A=colpevole, B=innocente) a un evento caotico come il trauma, che riguarda fenomeni mentali caotici, che danno origine a comportamenti imprevedibili.
- Diversi ricercatori hanno provato a verificare l’attendibilità dello studio sulle chiamate al 911, ma hanno avuto risultati assai diversi.
- Negli Stati Uniti, molte corti penali non accettano più queste analisi come prove, in quanto prive di un tasso di errore noto e non condivise dalla comunità scientifica.
In conclusione, la chiamata al 118 di Alberto Stasi non prova assolutamente nulla. La scienza ci insegna che non si può misurare un fenomeno così complesso della mente come le emozioni in modo così semplicistico.
Guarda il video del prof. Massimo Blanco: https://www.youtube.com/watch?v=hWHaIjpeWAw&t=69s
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