Stasi e Sempio: perché l'analisi comportamentale in TV o sui social è solo pseudoscienza
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · Lunedì 16 Feb 2026 · 4:15
Tags: sempio, stasi, analisi, comportamentale, microespressioni, social, tv
Tags: sempio, stasi, analisi, comportamentale, microespressioni, social, tv
Autore: prof. Massimo BLANCO
Direttore dell'Istituto di Scienze Forensi
Il caso di Garlasco, tornato prepotentemente alla ribalta con la recente attenzione mediatica su Andrea Sempio e la figura di Alberto Stasi, rappresenta un laboratorio a cielo aperto per osservare quanto possa essere pericolosa la deriva della psicologia del comportamento quando viene trasformata in un tribunale sommario della simpatia. In questo contesto, è necessario ribadire con forza che l'analisi del linguaggio non verbale, pur essendo una disciplina affascinante e fondata su decenni di ricerca, non può e non deve essere utilizzata per emettere sentenze basate su frammenti di video o percezioni epidermiche.
Spesso assistiamo ad analisi televisive dove un battito di ciglia o una postura delle mani vengono interpretati come "segnali inequivocabili" di menzogna, ignorando il principio cardine stabilito da Paul Ekman: non esiste un "segno di Pinocchio". Ekman, pur avendo codificato le microespressioni facciali attraverso il rigoroso sistema FACS (Facial Action Coding System), ha sempre predicato estrema cautela, sottolineando che quelli che noi chiamiamo "hot spots" (punti caldi) non sono prove di colpevolezza, ma semplici indicatori di un conflitto emotivo di cui ignoriamo l'origine. Se un indagato mostra un segno di disgusto o di rabbia mentre parla di un crimine, la pseudoscienza conclude immediatamente che odiava la vittima, mentre la scienza forense si pone una domanda fondamentale: quella rabbia è rivolta alla vittima o al fatto che la vita di quella persona è stata distrutta da un'accusa infamante? Questo ci porta direttamente all'Errore di Otello, un fallimento logico di proporzioni colossali che avviene quando lo stress, l'ansia o l'agitazione vengono scambiati per i segnali di un colpevole che mente. Persone come Alberto Stasi o Andrea Sempio, catapultate in un tritacarne mediatico e giudiziario, manifestano spesso reazioni neurofisiologiche che il pubblico non comprende: la rigidità, lo sguardo fisso o la mancanza di lacrime "da copione" non sono segni di cinismo, ma possono essere manifestazioni di uno shock traumatico o di uno stato dissociativo. Interpretare la mancanza di emozione come mancanza di rimorso è un pregiudizio che non ha alcuno spazio nel diritto moderno.
Un altro elemento tecnico imprescindibile, quasi sempre ignorato nei talk show, è la necessità della "baseline". Per diagnosticare una menzogna, un esperto deve prima conoscere il comportamento normale e neutro del soggetto: qual è la sua frequenza respiratoria abituale? Qual è il suo ritmo di ammiccamento naturale quando non è sotto pressione? Analizzare una clip di pochi secondi senza questi parametri di confronto è un'operazione scientificamente nulla, paragonabile alla pretesa di diagnosticare un'aritmia cardiaca a un uomo che corre una maratona senza aver mai misurato il suo battito a riposo.
L'analisi del comportamento ha il suo valore massimo esclusivamente come "bussola" investigativa, utile a orientare l'interrogatorio o l'intervista cognitiva per capire dove "scavare" alla ricerca di prove fisiche, ma non può mai sostituirsi al DNA, alla BPA (Bloodstain Pattern Analysis), alle evidenze informatiche e alle altre discipline forensi o alla logica degli atti. Portare la pseudoscienza nel dibattito pubblico trasforma il processo penale in un pericoloso "concorso di estetica" dove chi ha la faccia "giusta" si salva e chi appare "strano" viene condannato. La civiltà del diritto impone di diffidare dai "guru" che vendono certezze assolute e di tornare al rigore dei dati, perché la psicologia e la criminologia forense richiedono umiltà e la capacità professionale di ammettere quando non vi sono elementi sufficienti per una valutazione attendibile.
Per gli studenti e gli esperti che volessero approfondire seriamente la materia, il riferimento resta la bibliografia scientifica internazionale, dai testi base di Paul Ekman come "I volti della menzogna" alle ricerche metodologiche di Aldert Vrij sulla detenzione dell'inganno e ai lavori di Giuliana Mazzoni sulla memoria e la testimonianza, che insegnano come l'analisi del comportamento sia solo uno dei tanti strumenti a disposizione degli investigatori e mai la prova giudiziaria su cui basare una condanna.
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Note
- FACS (Facial Action Coding System): creato da Ekman e Friesen, è l'unico sistema oggettivo per codificare ogni movimento facciale anatomicamente possibile attraverso le "Action Units" (AU).
- Intervista Cognitiva: tecnica di audizione che utilizza principi di psicologia cognitiva per aiutare la memoria del testimone senza inquinarla, dove l'analisi del non verbale serve a monitorare il carico cognitivo.
- L'errore di Otello: concetto analizzato magistralmente in I volti della menzogna (P. Ekman), fondamentale per capire come la paura di non essere creduti possa mimare i segnali della colpevolezza.
- La baseline investigativa: protocollo standard nelle interviste forensi che prevede una fase di "calibrazione" su argomenti neutri prima di affrontare i temi critici del reato.
Letture consigliate
- Ekman, P., I volti della menzogna, Giunti Editore.
- Vrij, A., Detecting Lies and Deceit: Pitfalls and Opportunities, Wiley.
- Mazzoni, G., Psicologia della testimonianza, Carocci.
