Pensavo fosse amore e... invece era Teen Dating Violence

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Pensavo fosse amore e... invece era Teen Dating Violence

Istituto di Scienze Forensi Investigazioni scientifiche
Pubblicato da ISF Magazine in Articoli · 22 Marzo 2022
Editoriale della dr.ssa Hillary Di Lernia (ISF Ufficio Comunicazione)

Fugaci, superficiali, transitorie. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che il mondo degli adulti tende a utilizzare per descrivere le relazioni sentimentali tra adolescenti. Non si può negare l’evidente stigma che circonda l’amore adolescenziale considerato per lo più effimero, se non addirittura poco reale.
Da alcune recenti ricerche è emerso invece che le prime storie sentimentali vengono vissute molto intensamente e hanno una grande valenza nella vita personale e sociale dell’adolescente. Le relazioni amorose possono favorire lo sviluppo dell’autonomia personale, un rafforzamento dell’autostima e un’immagine positiva della propria attrazione. Accanto a questi aspetti positivi le relazioni sentimentali possono però presentare alcuni lati oscuri e di potenziale rischio.

Diverse forme di violenza
Il termine anglosassone Teen Dating Violence (TDV) pone l’attenzione su una tipologia di comportamenti aggressivi o violenti che si instaurano tra teenagers durante le loro prime relazioni sentimentali. Si tratta di un costrutto multidimensionale che comprende diverse forme di violenza:
  • violenza fisica: caratterizzata da aggressioni corporee come schiaffi, strattoni, pugni, calci, sputi o lanci di oggetti;
  • violenza verbale ed emotiva: urla, insulti, gelosia, scatti d’ira, accuse e umiliazioni di vario tipo;
  • violenza psicologica-relazionale: include attività di manipolazione emotiva del partner (minacce di suicidio o di interruzione della relazione), distruzione della rete sociale della vittima e attività di controllo eccessivo (stalking);
  • violenza sessuale: comprende tutte quelle attività sessuali che vengono imposte al partner contro la sua volontà, ad esempio toccare o esibire parti intime del corpo, costringere il partner a rapporti sessuali con la forza o senza protezioni.
Di estrema attualità anche il tema dell’online dating violence, ossia l’esercitare violenza sul proprio partner, effettivo o desiderato, con l’ausilio di dispositivi tecnologici. Violare la privacy attraverso il controllo di messaggi, conversazioni e social network, minacciare di diffondere materiale intimo sulla rete o perseguitare la vittima con continue chiamate o messaggi sono alcuni esempi di come si manifesta la violenza online.

Un fenomeno anche italiano
Questo fenomeno, molto studiato nei paesi anglosassoni e in quelli nord-europei, si sta diffondendo anche in Italia, nonostante la ricerca sia ancora in uno stato embrionale e con pochi studi condotti. Secondo gli ultimi dati rilevati dall’Istat (2015), 5 ragazzi su 10 non esiterebbero ad alzare le mani sulla loro partner e 2 ragazze su 5 pensano che alzare le mani su una ragazza sia un atto di virilità. Nel 2014 il Telefono Azzurro e l’istituto di ricerca Doxa Kids hanno condotto un’indagine sulla condizione dei giovani italiani dal titolo «Osservatorio Adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi», dove sono stati intervistati 1553 adolescenti (52% maschi, 48% femmine) tra i 12 e i 18 anni. Tra le varie tematiche è stata indagata anche la teen dating violence e dai dati emerge la significativa incidenza del fenomeno nel nostro paese. La forma di violenza più diffusa all’interno delle giovani coppie risulta essere quella verbale (22,7%), a cui segue la violenza psicologica (8,2%); percentuali analoghe (5-6%) si riscontrano per le forme di violenza fisica e sessuale mentre la violenza online risulta presente solo nel 2,7% del campione. Bisogna sottolineare che da otto anni a questa parte la sfera dell’online ha visto uno sviluppo esponenziale; purtroppo, anche la casistica sulla violenza potrebbe aver seguito lo stesso andamento.

Tante cause ma ancora poche soluzioni
Come per tutti i fenomeni sociali sarebbe riduttivo identificare un unico fattore determinante. Secondo alcune ricerche è emerso però che la violenza in altri contesti, come in famiglia o nel gruppo amici, sembra essere correlata al fenomeno, convalidando l’idea della circolarità della violenza. I modelli di interazione sociale appresi nel corso della vita possono essere predittivi di futuri comportamenti nelle relazioni intime, sia in senso positivo che negativo. A questi devono essere aggiunte le caratteristiche individuali del soggetto: irritabilità, aggressività, inefficaci meccanismi di regolazione emotiva, attitudine alla trasgressione e inadeguate strategie di coping possono essere alcuni degli aspetti riscontrabili nei maltrattanti.
La drammaticità del fenomeno è, purtroppo, strettamente correlata alla difficoltà di intervento. Prima ancora di agire sulle dinamiche familiari e di gruppo, bisognerebbe volgere lo sguardo alle criticità di stampo culturale: stereotipi e gender gap sono il punto di partenza per i soprusi in ambito personale. Questo risulta ancora più evidente quando l’abuso non è fatto in modo intenzionale. Come sottolinea Carla Xodo, professoressa di Pedagogia generale e sociale presso l'Università degli studi di Padova, gli stessi adolescenti “riconoscono la loro impreparazione nel gestire i primi rapporti, l’impaccio e l’imbarazzo del corteggiamento e l’incapacità di delineare i confini tra scherzo, pressione e abuso”.

Incontri e laboratori di sensibilizzazione su stereotipi e violenza di genere rivolti a studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado sono solo un piccolo ma importante passo verso la comprensione del fenomeno e dei comportamenti socio-relazionali propositivi basati sul rispetto di sé stessi e dell'altro nelle prime relazioni sentimentali.

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